La fiducia nel futuro

 

175.140

Alla fine vi dirò cosa rappresenta questo numero.

Prendo spunto da un recente commento all’ultimo articolo pubblicato sulla morte di uno dei nostri soldati in Afghanistan. Per cosa combattiamo oggi? Ma perché combattere (e morire) quando siamo costretti ad assistere ogni giorno “impotenti al furto della nostra Identità Nazionale”?

Assistiamo ad una generale sfiducia della società verso il futuro della nostra nazione. Ma messa in questo modo, si nasconde la reale implicazione dell’affermazione: stiamo perdendo la fiducia in noi stessi.

Ci siamo crogiolati nella convinzione storicamente provata di far parte di una nazione capace di dare il meglio di sé nelle situazioni più critiche; i nostri nonni, mentre camminavano sulle macerie di un’Italia devastata dalla Seconda Guerra Mondiale, guardavano di fronte a sé e vedevano un futuro scintillante di benessere e crescita economica.

Ci credevano. Ne erano talmente convinti che portarono l’Italia a vivere da protagonisti la crescita degli anni Cinquanta e Sessanta.

In quei decenni la società era più povera, si viveva peggio, ma si guardava al futuro con più fiducia. Era più violenta, gli agi portati dalla tecnologia erano inesistenti, ci si spezzava la schiena per lavorare e portare un po’ di soldi per mangiare, si moriva di più… da neonati, da bambini, da vecchi, per malattie, omicidi, violenza, eppure… eppure i nostri nonni erano convinti che i propri figli, i nostri padri, potessero raggiungere una posizione sociale ed economica migliore rispetto alla loro. E questo era un formidabile motore per guardare fiduciosi al futuro.

Oggi, la situazione è capovolta. Viviamo in un mondo migliore, sotto infiniti punti di vista, non fosse altro che viviamo più a lungo e con una qualità spalmata su tutta la nostra esistenza mai raggiunta prima; ma non abbiamo più fiducia, abbiamo paura del nostro stesso futuro. Non a caso facciamo meno figli, e siamo convinti che le loro condizioni di vita saranno peggiori delle nostre.

Ma è proprio la fiducia che non bisogna smarrire, anche e soprattutto in quei momenti di difficoltà che siamo chiamati a superare.

E dobbiamo convincerci che solo interpretando la nostra vita come un tassello di quel grande mosaico costituito dalla nostra nazione, intesa come comunità, saremo capaci di costruire un futuro solido.

L’egoismo e la divisione non portano da nessuna parte, la coesione e l’identità civica nell’Italia ci consentirà di trovare quelle energie necessarie a superare questi momenti di crisi. L’Italia è un’idea, fatta di doveri e diritti, chi non lo comprende è destinato al fallimento. E se saremo in tanti a non farlo, l’intera società verrà trascinata a fondo.

Di certo non abbiamo di fronte ai nostri occhi esempi gloriosi e puri provenienti dalla classe politica italiana. Mentre in Afghanistan il nostro quarantesimo soldato moriva dilaniato da una bomba, in Parlamento veniva approvata una manovra economica con alcuni emendamenti dell’ultima ora che eliminavano i tagli già previsti (ed approvati, secondo il testo del Ministro dell’Economia Tremonti) della politica.

Imbarazzante, perché venivano cancellate le agevolazioni fiscali per gli asili, ma allo stesso tempo gli stipendi dei politici non venivano più toccati né ridotti alla media europea secondo quanto previsto dal primo enunciato della manovra. Tutto rimandato al 2013.

E uno “scandalizzato” governatore lombardo Roberto Formigoni denunciava gli emendamenti in una “storica” intervista al Tg3: abbronzato, in maniche di camicie e sullo sfondo un mare di yacht ormeggiati in porto.

Così come aveva tuonato, con le vene al collo gonfie dall’eccitazione, il governatore pugliese Nichi Vendola, all’indomani della vittoria di Pisapia a sindaco di “questa Milano dell’ipocrisia e degli affaristi, dei sepolcri imbiancati e delle loro trame”.

Ipocrisia?

175.140. E’ quanto guadagna al netto, in Euro, all’anno, il governatore pugliese Nichi Vendola. La fonte è il Corriere della Sera del 18 Luglio 2011, pagina 3.

Libero di farlo, ma parlare poi di ipocrisia…

La mia idea di patria è diversa.

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  • Francesco CIMMINO

    Condivido..la classe politica è però solo lo specchio della società che la elegge. Per quanto attiene all’impoverimento economico, sociale, culturale verso il quale la nostra amata Patria sprofonda bisogna ammettere cinicamente che abbiamo vissuto ben al di sopra delle nostre possibilità grazie ad un momento particolarmente favorevole per la nostra economia (anni 50-70) ed al nostro ruolo strategico (arrivavano soldi da est e da ovest) poi gli anni di piombo, la fine della guerra fredda e soprattutto la globalizzazione ci hanno fatto ritornare con i piedi per terra…anzi abbiamo iniziato a scavare. L’inizio della fine è stato l’ingresso della Cina nel fondo economico mondiale e la speranza (illusione) che questo avrebbe portato la democrazia ed il benessere in Cina e mantenuto gli standard dell’attuale occidente. Utopiche spoeranze entrambe fallite.

    PS: complimenti per il libro!

    • http://filippocolizza.com Filippo Colizza

      Sono d’accordo… anche se la Cina corre troppo, e le tensioni crescenti tra le città ricche della costa e l’enorme massa povera dell’entroterra rischiano seriamente di farla retrocedere indietro di qualche decennio.
      Comunque, per quanto ci riguarda, il nostro momento positivo è passato, adesso bisogna finalmente cominciare ad essere una vera nazione, altrimenti saremo condannati al più insipido provincialismo.
      Grazie mille per i complimenti

  • Dandi

    eh si… anche perché oggi guarda chi purtroppo ha l’incarico di rappresentarci.
    Il Parlamento offre: un premier chiaramente malato, fisicamente anche e non solo psicologicamente, viste tutte le pressioni a cui è sottoposto continuamente. Poi di secondo abbiamo un nano represso finito in politica chissà come e che da sfogo pubblicamente alla sua frustrazione inveendo contro un precariato già drammatico di per se; e come dessert un leader del carroccio che quando parla non solo non si capisce nulla, ma anch’esso ha chiari deliri di incoerenza continua, il quale obbliga una “trota” di stagal a dre – a seguirlo – per poterlo un domani sostituire. Alternative dell’opposizione? NESSUNA. Forse li è ancora peggio. Poi ti credo che uno perde fiducia. I magistrati? Spero non governeranno loro un domani, se no peggio che andar di notte.
    Siamo tutti vittime sacrificabili in questo periodo e stavolta senza ironia utilizzo il termine, Sacrificabili in nome di una religione laica kremmerziana oramai instaurata in tutti gli ambiti della politica, dell’economia e della religione stessa. Credo sia innegabile.

  • Dandi

    chiedo scusa ma quando mi ingrifo vado oltre i concetti. TUtto questo per dire che siamo inebetiti e crogiolati nel benessere a breve termine, ovvio che vivendo giorno per giorno siamo portati a pensare meno al futuro; e piu’ dormiamo e piu’ siamo malleabili, rendiamoci conto che abbiamo briciole, solo briciole e vengono spacciate per oro coi tempi che corrono. Siamo all’interno di un meccanismo spiralico dal quale usciremo solo quando ci sveglieremo. Ma ci sveglieremo mai o dovremmo aspettare un Robespierre che ci dica che sia ora di muovere le chiappe?

    • http://filippocolizza.com Filippo Colizza

      Sai, Dandi, purtroppo per molte persone anche il benessere a breve termine sta finendo, e questo non fa che aggravare la sfiducia verso il futuro.
      Inoltre si allarga sempre più la distanza già siderale tra le difficoltà (reali e psicologiche) di un’intera società e i privilegi di un’intera classe politica (dal parlamento alle giunte comunali, di tutti gli schieramenti) ciecamente arroccata in difesa della sua condizione.
      Non si rendono conto che la difesa stucchevole di questi privilegi, quando il resto della società è in difficoltà (o almeno ha la viva percezione di esserlo), è quantomai insopportabile, alimentando la sensazione diffusa di subire un’ingiustizia priva di qualsiasi logica.

  • Dandi

    Contentissimo di averti dato uno spunto per questo eloquente – non c’è che dire – articolo.
    Meno male che almeno per te il concetto di Patria è diverso, perchè a parte avere la macchina di ultima generazione, il televisore megafigo, essere concorrente al grande fratello (anche se lo siamo tutti de facto oggigiorno), fare ogni sera “l’ape” nel posto fashion, ed essere fottutamente tutti uguali e creati con lo stampino, non vedo. Agghiacciante come la gente e sopratutto i giovani rifuggano il futuro, forse – che è ancora peggio – non se ne rendono conto di quanto la nave Italia sta sprofondando nell’abisso della sua dissoluzione.
    Tutti oggi viviamo nell’ignoranza. Informarsi veramente costa fatica e alleviamo il nostro sforzo sempre piu’ nei media, incuranti se essi facciano un bombardamento mentale per portarci a pensare come qualcuno vuole. L’eccessiva rateizzazzione di tutti i beni di lusso ci porta a lavorare ossessivamente per potercisisi permettere una cosa che una volta era solo per pochi; distogliendo la nostra attenzione da quello che è realmente importante ma che passa indistintamente sottocoperta.
    In questo momento sono a bere un caffè in un bar, la gente intorno a me consuma la sua porzione di quotidianità col sorriso stampato, ma i loro occhi sono vuoti. Davanti a me la gente corre corre e corre… ma l’orario di lavoro e’ finito, e le donne sono rigide come pali. Forse per l’eccessiva loro insicurezza scambiata per boria, al passare dinnanzi ad un luogo dove si sentono ammirate; il loro sguardo assente, le mascelle serrate e rigidissime, ma con le borse griffate e le scarpe all’ultima moda, salendo su SUV stratosferici.
    Ostentano tutti un benessere che spesso non appartiene loro. Omaggiano inoltre uno status – soprattutto politico – che solo per sentito dire e perchè “fa fico” esserlo oggigiorno dal quale sarebbero palesemente esclusi; e sempre per sentito dire se qualcuno non ci sta con questo sistema viene bollato come in una parolaccia “comunista”, quando il comunismo é ben altro.
    Tutto è politicizzato, persino i drink che bevi nei locali. Questa oggi è l’Italia, dove ci si vanta se si trovano gli escamotage per fottere il prossimo, dove se si è forti disprezzi i deboli e li lasci nel loro brodo (altro che cavalleria di un tempo, questa é piena mentalità luceferina).
    Il futuro un tempo era migliore ANCHE perchè non si aveva nulla da perdere… oggi per cambiare le cose dovremmo perdere TUTTO quello per cui lavoriamo da pecoroni ignoranti.
    Nulla, se è stata voluta la cosa è stata studiata davvero bene, hanno minato le nostre radici inconsce collettive, hanno creato l’ètè d’esprite per cambiare le cose… anche se noi non saremmo capaci di cambiare un nonnulla se non un qualcosa per noi stessi, fregandocene del domani.
    Preferisco pero’ pensare che le cose, come tutto del resto sono cicliche, e come i nostri nonni vissero la loro parte di ciclo che ci avrebbe portato all’ascesa, oggi noi e i nostri figli viviamo quella parte dello stesso ciclo che ci porterà in basso, molto in basso, per poi riemergere dalle ceneri come la Fenice. Divide et impera, fallo presto per accelerare il processo e il consenguentemente nuovo inizio. MA CHE SFIGA PERO’!